domenica 30 gennaio 2011

Con la cultura si mangia (e si vive meglio)

di Valentina Montalto sezione: Economia ed innovazione http://www.lospaziodellapolitica.com/


...L’UNCTAD ha recentemente pubblicato il suo secondo rapporto, dopo quello del 2008, sull’economia creativa quale motore di sviluppo non solo per i Paesi industrializzati ma anche per quelli del terzo mondo: “Creative Economy: A Feasible Development Optionhttp://unctad.org/en/docs/ditctab20103_en.pdf

I dati del rapporto mostrano chiaramente che la crisi non è riuscita a stroncare il dinamismo proprio del settore creativo. Nel 2008, nonostante il commercio internazionale abbia registrato un declino del 12%, il commercio mondiale dei beni e servizi creativi ha continuato ad espandersi, raggiungendo un valore totale di $593 miliardi e generando un tasso di crescita annuale del 14% durante il periodo 2002-2008.

Al di là del dato globale, è ancora più interessante vedere come i principali attori di tali scambi non siano soltanto i paesi industrializzati. L’esportazione dei beni creativi dal Sud al resto del mondo ha raggiunto i $ 176 miliardi nel 2008, pari al 43% del commercio totale delle industrie creative, con un tasso di crescita annuale del 13.5% dal 2002 al 2008. Questo sta a indicare che settori come la musica, la moda etica o l’eco-turismo in Paesi come l’Africa, o computer animation e nuovi media in Paesi che hanno da poco raggiunto i paesi industrializzati in termini economici come la Cina, sono in pieno e costante sviluppo.

È altrettanto interessante notare che alla costante presa di coscienza del valore economico delle industrie culturali e creative corrisponde anche una maggiore conoscenza del settore e del suo contributo alla biodiversità e allo sviluppo sostenibile. Grazie all’uso di capitale umano, creatività e nuove tecnologie, le industrie creative hanno tendenzialmente un impatto minimo sull’ambiente, contribuendo così alla conservazione della diversità biologiche. Non solo. È anche grazie a imprese creative appartenenti al settore dei media o pubblicità che governi, imprese e cittadini apprendono che lavorare in armonia con la natura aumenta la qualità della vita e, dunque, il benessere dell’individuo e della società nel suo insieme.

La solidità del mercato dei prodotti creativi in un momento di piena crisi è segno del fatto che le persone non possono fare a meno di prodotti culturali e eventi creativi. Se la gente non ha rinunciato a tutto questo in tempi di ristrettezze economiche è perché, come dice il Professor Zamagni, la “cultura” non è semplicemente un prodotto di consumo ma piuttosto un generatore di utilità sociale. In tempi di crisi, a un bene di consumo, per altro non essenziale alla sopravvivenza, si può rinunciare. A un fattore di sviluppo, per di più sostenibile, no.

domenica 9 gennaio 2011

Due ruote nel fango

Ciclocross, una disciplina sportiva per i “duri” delle due ruote. A Solbiate Olona un percorso storico dove si sono cimentati anche ciclisti che hanno trovato la gloria sull'asfalto.
Relegato molto spesso a parente povero del ciclismo su strada, il ciclocross è in realtà una pratica con una storia che ha poco da invidiare ad altre discipline sportive. Una di quelle dove è la fatica a farla da padrona, dove quello che conta è la voglia di lottare, la capacità di far girare i pedali anche nei tratti più duri, in qualsiasi condizione climatica, fino a trovare il momento di prendere la bicicletta in spalla per affrontare gli ostacoli più ostici. Provincia ciclistica per eccellenza, non deve quindi sorprendere che nella zona di Varese si siano scritti capitoli importanti anche nel ciclocross.
Parlando con gli appassionati delle due ruote meno giovani, non sarà difficile imbattersi in una località del basso Varesotto, Solbiate Olona, capace di scatenare nell'interlocutore di turno una serie di ricordi. Immagini di giornate memorabili, di gare appassionanti spesso disputate sotto la pioggia, nel fango, nella neve, ma dove i primi della classe a livello mondiale non rinunciavano mai a darsi battaglia. Da quelle parti, sono ancora in molti a ricordare il 6 gennaio non come il giorno dell'Epifania, ma per il Ciclocross di Solbiate. Assolti i riti della festa, subito dopo pranzo si scendeva in Valle per ammirare i campioni di turno. Da Solbiate sono passati i nomi che hanno fatto storia: Renato Longo, Rolf Wolfsholh, Pertusi, Canavesi, Malabrocca, Rossi, Severini, Vagneur, Paccagnella, Di Tano. Di fianco a questi, tanti che hanno saputo farsi onore anche su strada; un nome su tutti Eric De Vlaeminck e, in tempi più recenti, un grande campione come Daniele Pontoni. A questi si affiancavano spesso stradisti puri, Francesco Moser, Giuseppe Saronni e Claudio Cappucci per mantenere la forma durante la stagione fredda oppure solo per riassaporare il sapore di una disciplina provata in gioventù, prima di trovare la gloria sull'asfalto.
Oggi la realtà è cambiata. Quello che viene frettolosamente liquidato come business, una parola lontana anni luce dalla filosofia del ciclocross, e dispute che con lo sport hanno poco a che fare hanno contributo a portare lontano da Varese il ciclocross che conta. Tagliato il traguardo dell'edizione numero 50, infatti, Solbiate Olona ha dovuto addirittura rinunciare per qualche anno alla “sua” gara. Ma Solbiate Olona, e tutti gli appassionati della zona non potevano restare senza ciclocross. E non poteva restare lontano dal ciclocross il G.S. Solbiatese, il gruppo sportivo creatore e da sempre impagabile organizzatore dell'evento, che ha saputo fare le scelte giuste per riproporre la corsa. Non più i professionisti, non più gli appuntamenti mondiali dirottati altrove dalla maggiore disponibilità di capitali, ma i ragazzi, le prove a carattere regionale del Trofeo Lombardia e lo sfruttamento delle nuove tecnologie per diffondere il ciclocross, grazie alla collaborazione con il sito web ValleOlona.com. Uno spettacolo certamente diverso, ma la voglia e l'entusiasmo dei corridori sono sempre gli stessi. E da quattro anni, da quando il ciclocross è tornato a Solbiate Olona, anche quella porzione della Valle sembra aver ritrovato la voglia di vivere. Da quando i ciclisti si confrontano nel famoso Prato del Cotonificio, da quando si cimentano con la storica scalinata, anche il ciclocross ha cominciato a recuperare consensi, a ritrovare pubblico ed è ritornato a regalare emozioni uniche. ( da Varesefocus)

mercoledì 5 gennaio 2011

Innovazioni politiche


JULIA GILLARD*

Anni fa, uno storico australiano disse che la chiave di lettura dell'Australia era «la tirannia della distanza». Gli australiani si trovavano molto distanti dai loro antenati britannici, distanti dai centri del potere in Europa e Nord America e distanti gli uni dagli altri: i maggiori poli urbani sono separati da distanze di quasi 800 chilometri (500 miglia).

Il tempo ha dissolto quel senso di distanza. Oggi gli australiani non considerano più Londra o New York come il centro del mondo. La nostra prossimità alle economie asiatiche quali la Cina è importante per la nostra economia. Trasporti e comunicazioni hanno fatto sparire il senso di distanza avvertito dalle generazioni precedenti. Ma la tecnologia che davvero promette di mettere la parola fine alla tirannia della distanza è la banda larga ad alta velocità, una tecnologia trasformativa con vantaggi di produttività che stiamo appena iniziando a capire, sebbene sia già passato un decennio dalla febbre delle dotcom. Ecco perché il governo australiano sta portando avanti il più ambizioso progetto di banda larga al mondo: una rete nazionale che porterà la fibra ottica direttamente nelle abitazioni di più di mille città e cittadine, coprendo il 93% delle abitazioni e delle imprese della nostra vasta massa continentale. Le tecnologie wireless e satellitari di nuova generazione consentiranno di coprire il restante 7%. La rete opererà a velocità strabilianti e richiederà un investimento stimato di 40 miliardi di dollari e verrà realizzata da un'azienda statale in collaborazione con il settore privato.

La banda larga ad alta velocità è l'infrastruttura essenziale per aumentare la produttività. Al momento, l'Australia sta capitalizzando la grande richiesta globale di materie prime. Nel 2011 la nostra ragione di scambio toccherà il livello massimo della storia dell'Australia. Ma sappiamo bene che le nostre risorse minerali non possono assicurarci una prosperità duratura. Vogliamo assicurarci il benessere investendo il ricavato del boom nella creazione del nostro futuro vantaggio competitivo, cioè nelle capacità della nostra popolazione e in un'infrastruttura avanzata.

Proprio come le reti ferroviarie hanno stimolato la trasformazione economica nel XIX secolo e le reti elettriche nel XX, la banda larga ad alta velocità trasformerà le economie nei prossimi decenni. Gli agricoltori potranno sorvegliare i raccolti a distanza e rispondere tempestivamente ai mutamenti delle condizioni atmosferiche. I produttori gestiranno le catene di fornitura con maggiore efficienza. Le piccole imprese potranno competere più agevolmente con le grandi aziende. Come è accaduto per l'elettricità nel secolo scorso, al momento non possiamo neppure immaginare le applicazioni effettive che avrà la banda larga.

Il vantaggio economico di lungo termine della banda larga ad alta velocità per l'Australia sarà enorme. L'Ocse ha calcolato che i risparmi dovuti ad applicazioni in banda larga potrebbero consentire di ripagare la rete in fibra entro un decennio. Le stime dell'incremento del Pil dovuto alla banda larga per l'intera Australia variano dall'1,4% per i primi cinque anni al 6% entro un decennio. Secondo uno studio del 2007, grazie alla riduzione delle spese di viaggio e trasporto nonché al miglioramento dell'efficienza, la banda larga contribuirà inoltre ad abbattere del 5% le emissioni di carbonio.

La fine delle distanze
Alcuni potrebbero chiedersi per quale motivo non si debba lasciare la costruzione della rete in banda larga al settore privato. In parte si tratta di principi economici elementari: una rete completa in fibra ottica è il classico "monopolio naturale”. Ci occorre una sola rete in fibra, ma ci serve ovunque, ad inclusione di quelle aree per le quali l'equazione rischio/compenso non darebbe esiti interessanti nei tipici intervalli di tempo presi in considerazione dagli investitori privati.

Inoltre, la banda larga è cruciale per la futura equità sociale oltre che per la crescita economica. Le sperequazioni attuali in Australia sono il prodotto della regione di provenienza e non solo del reddito. L'accesso ad una banda larga rapida, unito ad un costo uniforme, e l'accesso per gli anziani e le comunità indigene, metterà le cittadine più remote su un piano di uguaglianza con le città principali.

Nelle elezioni australiane del 2010, ho messo i servizi sanitari in banda larga al centro della mia campagna. Dal luglio del 2011 finanzieremo i medici ospedalieri per stimolarli a fornire servizi sanitari online. Vogliamo offrire 500.000 consulti specialistici alle aree più remote. Un identificativo sanitario elettronico verrà rilasciato a tutti i cittadini che lo richiederanno. Entro dicembre del 2011 ogni studente australiano delle superiori potrà disporre di un computer e tutte le scuole avranno collegamenti in fibra ottica. Quello che gli studenti potranno imparare a scuola verrà poi ripassato a casa, grazie ad una base dati online di risorse di apprendimento e strumenti diagnostici.

L'Australia ha una ricca tradizione di innovazione politica, quale ad esempio il sistema di fondi pensionistici individuali per tutti i lavoratori e i prestiti con restituzione proporzionali al reddito per garantire l'accesso di tutti gli studenti all'istruzione di livello superiore. Il nostro piano di creazione di una rete in banda larga nazionale è un altro esempio di leadership politica e vuole combinare il dinamismo delle forze di mercato con l'ethos egalitario delle «pari opportunità». Questa soluzione getterà le fondamenta per un futuro ancora più solido — un'economia più salda, una società più equa ed una nazione non più separata dalle sue distanze fisiche dalle altre parti del mondo.

* Primo Ministro australiano

domenica 2 gennaio 2011

Il 2011 sarà anno fondamentale per l'Italia

Iniziativa 21058 è il modo che abbiamo scelto per contribuire a questo sforzo di ricostruzione civile a cui tutti dovremo partecipare con sempre maggiore convinzione. Perché è indispensabile lasciarci alle spalle la sensazione di declino che sembra condannare questa nostra straordinaria nazione. Niente ci costringe a piangerci addosso, a coltivare il vittimismo dietro il quale troppo spesso ci nascondiamo e ci giustifichiamo. L'Italia può e deve riscoprire la sua anima più coraggiosa e sfrontata, quella che nei momenti più difficili della nostra storia ci ha permesso di rimetterci in piedi con entusiasmo. È una sfida alla quale dedicheremo tutte le nostre energie, perché può essere vinta solo con l'impegno di tutti.
"Investire sui giovani per un futuro degno del nostro grande patrimonio storico"
"Dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un'occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell'Italia". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio, a reti unificate, di fine anno e così concludeva:

Il futuro da costruire - guardando soprattutto all'universo giovanile - richiede un impegno generalizzato. Quell'universo è ben più vasto e vario del mondo studentesco. A tutti rivolgo ancora la più netta messa in guardia contro ogni cedimento alla tentazione fuorviante e perdente del ricorso alla violenza. In particolare, poi, invito ogni ragazza e ragazzo delle nostre Università a impegnarsi fino in fondo, a compiere ogni sforzo per massimizzare il valore della propria esperienza di studio, e li invito a rendersi protagonisti, con spirito critico e seria capacità propositiva, dell'indispensabile rinnovamento dell'istituzione Università e del suo concreto modo di funzionare.

Investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Che questa sia la strada giusta, ho potuto verificarlo in tante occasioni. Dall'incontro, nel gennaio scorso, con gli studenti di Reggio Calabria impegnati sul tema della legalità, a quello, in novembre, con i giovani volontari di Vicenza mobilitatisi per far fronte all'emergenza alluvione ; e via via potendo apprezzare realtà altamente significative. Penso ai giovani che con grandissima consapevolezza e abnegazione fanno la loro parte nelle missioni militari in aree di crisi : alle famiglie di quelli tra loro che sono caduti - purtroppo ancora oggi - e di tutti gli altri che compiono il loro dovere esponendosi a ogni rischio, desidero rinnovare stasera la mia, la nostra gratitudine e vicinanza. Penso ai giovani magistrati e ai giovani appartenenti alle forze di polizia, che contribuiscono in modo determinante al crescente successo nella lotta per liberare l'Italia da uno dei suoi gravi condizionamenti negativi, la presenza aggressiva e inquinante della criminalità organizzata.

Sì, possiamo ben aprirci la strada verso un futuro degno del grande patrimonio storico, universalmente riconosciuto, della Nazione italiana. Facciano tutti la loro parte : quanti hanno maggiori responsabilità - e ne debbono rispondere - nella politica e nelle istituzioni, nell'economia e nella società, ma in pari tempo ogni comunità, ogni cittadino. Dovunque, anche a Napoli : lasciatemi rivolgere queste parole di incitamento a una città per la cui condizione attuale provo sofferenza come molti in Italia. Faccia anche a Napoli la sua parte ogni istituzione, ogni cittadino, nello spirito di un impegno comune, senza cedere al fatalismo e senza tirarsi indietro.

Sentire l'Italia, volerla più unita e migliore, significa anche questo, sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte, così come il travaglio di ogni sua generazione, dalle più anziane alle più giovani. A tutti, dunque, agli italiani e agli stranieri che sono tra noi condividendo doveri e speranze, il mio augurio affettuoso, il mio caloroso buon 2011.

"dimostrate di essere ispirati da quegli ideali di libertà..." Sandro Pertini

"dimostrate di essere ispirati da quegli ideali di libertà..."  il Presidente della Repubblica Sandro Pertini Pe...