giovedì 24 febbraio 2011

Pro Patria

I giocatori della Pro Patria dopo l'allenamento di ieri pomeriggio, hanno occupato il glorioso «Speroni», decisi a restare fino a quando qualcuno non darà loro uno stipendio. Negli spogliatoi hanno posizionato una decina di brandine, con materassi, cuscini e coperte per la notte. La clamorosa protesta è «l'ultima ratio»: la società che dovrebbe pagare le spettanze si è dileguata, e il Comune, proprietario dell'impianto, non riesce più a trovare una soluzione. Le cessioni gratuite di alcuni calciatori hanno già fatto risparmiare 900 mila euro lordi, ma da tempo non si capisce più chi abbia davvero le leve del comando. Così gli atleti hanno deciso di fare tutto da soli.
L’occupazione prevede già un’organizzazione. Un capo ultrà sta preparando le vettovaglie. Il macellaio del centro, Piran ha garantito che porterà della carne, il portavoce della curva bustocca Lele Magni che lavoro in una pasticceria porterà dei dolci. Non sono gesti isolati, ma solo gli ultimi di una commovente sequenza di affetto che i supporter stanno dimostrando a questa squadra, che si trova a vivere una situazione surreale: abbandonata dai comandanti, ma ancora caparbiamente decisa a scendere in campo per difendere il secondo posto nel campionato.
Le partite si giocano solo grazie alle collette spontanee. L’ultima trasferta a Valenza Po è stata pagata proprio da alcuni tifosi. Le bende e le garze sono state portate dai club organizzati. Le maglie sono state lavate grazie a tre bidoni di detersivo regalati dalla lavanderia del quartiere. Sotto le macerie del dramma sportivo, tuttavia, c’è ancora la brace della passione. Allo Speroni c’è un gruppo di irriducibili che segue tutti i giorni gli allenamenti. Il pensionato Peppino Rossi crede alla cabala e ha la sua spiegazione di quanto accaduto: «La sfortuna della Pro Patria iniziò nel 1949, comprammo l’asso ungherese Ladislao Kubala. Era fortissimo e i grandi club, con una gabola, ci impedirono di tesserarlo. Così lo dovemmo vendere al Barcellona». A Busto Arsizio ci ricordiamo ancora il sogno svanito dell’asso ungherese, ma adesso rischiamo che svanisca per sempre l’intera squadra.
http://www.bustocco.it/LaStoriadellaProPatria/kubala.htm

sabato 19 febbraio 2011

M' illumino di meno


Decalogo

Buone abitudini per il 18 febbraio (e anche dopo!)

1. spegnere le luci quando non servono

2.
spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici

3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria

4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola

5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre

6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria

7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne

8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni

9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

E ricordati di spegnere tutte le luci e i dispositivi elettrici non indispensabili venerdì 18 febbraio alle ore 18.00!

http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/decalogo/

venerdì 11 febbraio 2011

Se l'Italia distrugge la Bellezza

In «Vandali» Rizzo e Stella raccontano come e perché l'Italia stia distruggendo la sua unica ricchezza: l'arte



Non abbiamo il petrolio, noi. Non abbiamo il gas, non abbiamo l'oro, non abbiamo i diamanti, non abbiamo le terre rare, non abbiamo le sconfinate distese di campi di grano del Canada o i pascoli della pampa argentina. Abbiamo una sola, grande, persino immeritata ricchezza: la bellezza dei nostri paesaggi, la bellezza dei nostri siti archeologici, la bellezza dei nostri borghi medievali, la bellezza delle nostre residenze patrizie, la bellezza dei nostri musei, la bellezza delle nostre città d'arte.

E ce ne vantiamo. Ce ne vantiamo sempre. Fino a fare addirittura la parte dei «ganassa» («Abbiamo il 40% dei capolavori planetari!», «No, il 50%!», «No, il 60%!») giocando a chi la spara più grossa. Primato che, per quanto ne sappiamo, spetta all'unica «rossa» che piace al Cavaliere, la ministra del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Che nel portale in cinese con il logo «Ministro del Turismo» lancia un messaggio al popolo dell'Impero di mezzo e sostiene non solo che «le grandi marche di moda sono italiane» e «tutti i tifosi del mondo seguono il campionato di serie A italiano» ma anche che l'Italia «possiede il 70% del patrimonio culturale mondiale». Bum! E il Machu Picchu, i templi di Angkor, le piramidi, Santa Sofia e il Topkapi a Istanbul, il Prado, San Pietroburgo, la Torre di Londra, la cittadella di Atene, i castelli della Loira, Granada, la città proibita di Pechino, il Louvre, la thailandese Sukothai, il Taj Mahal, il Cremlino, l'esercito di terracotta di Xi'an, Petra, Sana'a e tutto il resto del pianeta? Si spartiscono gli avanzi.

Un'intervista di Marcello di Falco all'allora ministro del Turismo Egidio Ariosto sul Giornale ci ricorda che nel maggio 1979 l'Italia era «il secondo Paese del mondo per attrezzatura ricettiva, il primo per presenze estere, il primo per incassi turistici, il primo per saldo valutario». Tre decenni più tardi siamo scivolati al quinto posto.....

http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_11/stella-italia-distrugge-bellezza-turismo-rizzo_8abd5e3c-35a6-11e0-9a90-00144f486ba6.shtml

martedì 1 febbraio 2011

Digital & Networks Economics



L’Italia affronta da tempo un ritardo, non solo economico, ma anche infrastrutturale e culturale, rispetto alle principali economie occidentali. Tale ritardo si sta ampliando. Abbiamo subito una perdita di competitività anche rispetto ai nostri principali partner europei. Tra il 1998 e il 2008 il costo del lavoro per unità di prodotto nel settore privato è aumentato del 24 per cento in Italia, del 15 in Francia; è diminuito in Germania.
L’affermarsi della Digital & Networks Economics rende necessario affrontare trasformazioni radicali dei modelli di sviluppo. L’evoluzione tecnologica, infatti, determina gli sviluppi economici e sociali. Il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità. Il XXI secolo è il secolo digitale; cultura, conoscenza e spirito innovativo sono i volani che proiettano nel futuro. Alcune informazioni:

* A livello globale la “internet economy” supera i 10.000 miliardi di dollari. (presentazione NSTIC)
* Il Commissario per la Società dell’Informazione della Commissione Europea, Neelie Kroes, considera l’agenda digitale elemento base della sostenibilità socieconomica
* Nel Regno Unito vale già oggi il 7,2% del PIL, più del settore sanitario, e il governo ha sviluppato il piano “Digital Britain” per garantire alla Gran Bretagna un futuro tra le maggiori economie del sapere digitale.
* Il Giappone e la Corea del Sud sono stati tra i primi Paesi a darsi una strategia digitale
* Il governo tedesco ha un redatto il progetto “Digital Deutschland 2015”, nel quale, tra le altre cose, si stima che la banda ultralarga genererà 1 milione di nuovi posti di lavoro in Europa.
* In Francia il Presidente Sarkozy ha assegnato allo sviluppo delle infrastrutture ICT 4,5 miliardi di euro, 500 milioni in più di quanto raccomandato dal rapporto strategico “Investir pour l’avenir”.
* La Spagna si è data come obiettivo di investire in innovazione il 4% del PIL entro il 2015 ed arrivare a 150 brevetti annui per milione di abitanti.
* In USA il Presidente Obama ha nominato per la prima volta un direttore dell’informatica e delle telecomunicazioni, un “Chief Information Officer” federale.

Noi siamo convinti che trarre esempio da questi Paesi costituisca la maggiore opportunità per rilanciare l’Italia portando benefici all’intera economia e società italiane; per questo abbiamo deciso di unirci in questo appello che abbiamo lanciato sulle pagine del Corriere della Sera.
E’ per questo che chiediamo a tutte le forze politiche, nessuna esclusa, di impegnarsi e porre concretamente il tema digitale al centro del dibattito politico nazionale; chiediamo che vengano fatte proposte organiche per una Agenda Digitale per l’Italia che sia una strategia collettiva con una visione di lungo periodo.
Porre il Paese nelle condizioni di sviluppare appieno le potenzialità di Internet e delle nuove tecnologie vuol dire :

* LAVORO: creare centinaia di migliaia di posti di lavoro, ad alto valore aggiunto, proiettati verso il futuro;
* IMPRESA: consentire a quello straordinario patrimonio rappresentato dalle nostre piccole e medie imprese di essere più competitive e generare nuova ricchezza;
* CITTADINANZA: continuare a migliorare trasparenza, semplificazione ed efficienza della Pubblica Amministrazione, con nuovi servizi per i cittadini;
* CULTURA: recuperare per il nostro Paese quel ruolo storico come esempio di imprenditorialità, ma anche come leader nella produzione di ricerca, sapere e innovazione;
* EQUITA’: ridare all’Italia un tessuto economico e sociale capace di valorizzare il talento, il merito, la competenza, il coraggio con maggiore equità nelle opportunità e nei diritti;
* DIRITTI: non solo garantire a tutti i cittadini l’accesso alla rete, ma anche porre “realmente” gli individui nelle condizioni di sfruttare appieno il potenziale espressivo, formativo, creativo e lavorativo fornito dalle nuove tecnologie, individuando anche forme efficaci di tutela della persona.

Per ottenere questi risultati è necessario andare oltre i provvedimenti in ambiti circoscritti. La sfida è quindi dare al Paese una strategia organica, una Agenda Digitale che ricomprenda almeno quattro aspetti:

1. Infrastrutture tecnologiche : per massimizzare l’inclusione, restare allineati alle principali economie ed assicurare la continuità operativa dei servizi essenziali
2. Servizi: sia servizi finali che infrastrutturali, includendo i necessari standard per l’e-business e per i beni digitali (o “neobeni puri”, secondo la definizione del CNEL)
3. Alfabetizzazione: per far conoscere e sperimentare a cittadini, imprenditori, funzionari e classe dirigente i vantaggi della digitalizzazione
4. Regolamentazione: le norme giuridiche e regolamentari da adottare riguardanti la cittadinanza digitale nonchè in materia di transazioni tra privati e con la PA, con una rilettura delle filiere in termini di ri-organizzazione di rapporti tra le imprese e tra queste e i fornitori di servizi di supporto

Naturalmente, l’organizzazione dei lavori non può prescindere dal coinvolgimento sistematico e strutturato degli stakeholder per garantire l’apporto delle intelligenze operative multidisciplinari necessarie.
Desideriamo infine sottolineare il rilevante ruolo che riveste la divulgazione al pubblico delle tecnologie digitali.
Le tecnologie digitali non sono solo un importante mezzo di comunicazione interpersonale sul quale focalizzarsi per evidenziare gli usi distorti che ne possono conseguire. Sono invece una grande occasione, estesa ad ogni settore dell’economia e della società, per favorire profonde trasformazioni mediante la digitalizzazione.
È compito precipuo dei media, in particolare del servizio pubblico, impegnarsi in una equilibrata opera divulgativa nei confronti delle tecnologie digitali, orientando aziende e cittadini verso un loro corretto utilizzo. Solo attraverso una corretta informazione potremo beneficiare al massimo delle grandi possibilità offerte dal mutare del contesto tecnologico.

http://www.agendadigitale.org/risorse/

DIAMO ALL’ITALIA UNA STRATEGIA DIGITALE


L’Italia riparta da Internet e dalla tecnologia

Per i giovani che si costruiscono una prospettiva, per le piccole imprese che devono competere nel mondo, per i cittadini che cercano una migliore qualità della vita, l’opportunità offerta dalla tecnologia è irrinunciabile.

Il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità. Il XXI secolo è il secolo digitale.


La politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia.

Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica.

Siamo convinti che affrontare con incisività questo ritardo, eliminare i digital divide, sviluppare la cultura digitale con l’obiettivo di conquistare la leadership nello sviluppo ed applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, costituisca la principale opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali per l’intero Paese.

Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche, nessuna esclusa, sollecitando il loro impegno a porre concretamente questo tema al centro del dibattito politico nazionale.

Chiediamo, entro 100 giorni, la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su questo tema.

Richiamiamo l’attenzione di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i ricercatori, i cittadini, perchè non vedano in queste parole la missione di una sola parte, ma di tutto il Paese.

http://www.agendadigitale.org/

"dimostrate di essere ispirati da quegli ideali di libertà..." Sandro Pertini

"dimostrate di essere ispirati da quegli ideali di libertà..."  il Presidente della Repubblica Sandro Pertini Pe...